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L’intelligenza artificiale può ridurre in modo significativo il tempo dedicato alla ricerca giuridica, ma il risultato dipende meno dallo strumento scelto di quanto si tenda a pensare. Dipende soprattutto da tre elementi che restano nelle mani del professionista: come viene formulata la richiesta, quali documenti vengono messi a disposizione del modello e come viene verificata la risposta.

In questa guida vediamo quattro consigli pratici per usare l’AI nella ricerca giuridica, applicati a un caso di esempio che accompagna tutto l’articolo. La società Astra, fornitore storico della società Verdi, chiede il pagamento di alcune fatture rimaste insolute, le più vecchie risalenti al 2012, e allega un conteggio degli interessi di mora calcolati fino a oggi. Negli anni Verdi ha ricevuto altre richieste di pagamento tramite raccomandata, per cui si presume che la prescrizione sia stata interrotta. Il cliente è Verdi, e la domanda è duplice: gli interessi richiesti sono corretti? Su cosa ci si può opporre?

Indice

In breve

  • Prompt: una richiesta efficace parte dall’obiettivo, non dal compito, e specifica vincoli, formato dell’output e cosa fare quando un dato manca.
  • Fonti e documenti: nel contesto da fornire all’AI la pertinenza batte la quantità. Caricare tutto peggiora il risultato.
  • Organizzazione: lavorare per pratica, in uno spazio dedicato, evita di ricostruire il contesto a ogni richiesta.
  • Verifica: ogni riferimento va ricondotto alla fonte originale, nella versione vigente alla data dei fatti. Per la giurisprudenza conta la sentenza, non la massima.

1. Scrivi una richiesta che regge: obiettivo, vincoli, formato

Il prompt è il primo livello su cui intervenire, e il più conosciuto. Conta davvero, perché una richiesta vaga produce una risposta vaga, e buona parte delle delusioni con questi strumenti nasce proprio da qui. Va però tenuto presente un limite: nessuna formulazione, per quanto raffinata, può far comparire un’informazione che il modello non ha a disposizione. Il prompt regola la mira, non carica l’arma.

Il prompt generico e la risposta generica

Sul caso Verdi, la richiesta più istintiva è anche la più debole:

Analizza e verifica la lettera allegata e gli interessi richiesti.

Il risultato è prevedibile: una piccola lezione di diritto sugli interessi moratori, lontana dal caso concreto e priva di qualsiasi presa di posizione sulla domanda del cliente. Non è un limite dello strumento. A una domanda generica, senza contesto e senza le informazioni essenziali, corrisponde una risposta generica, svincolata dal contesto.

Gli elementi di un prompt efficace per la ricerca giuridica

Quattro accorgimenti spostano il risultato in modo misurabile.

L’obiettivo prima del compito. Non “analizza questo documento”, ma “devo capire se posso ottenere un certo risultato: analizza il documento con questo obiettivo”. Il compito è lo stesso, ma nel secondo caso il modello sa cosa cercare e cosa può tralasciare.

Il ruolo e il destinatario. Una nota destinata a un cliente non giurista e una destinata al collega che discuterà l’udienza sono testi diversi nella sostanza, non solo nel tono.

I vincoli espliciti. Lunghezza, struttura, formato dell’output e, soprattutto, cosa il modello non deve fare. Il vincolo più utile in assoluto riguarda il comportamento in caso di dato mancante: chiedere di dichiarare che un’informazione non è disponibile, invece di colmare il vuoto. Non è una garanzia, ma modifica sensibilmente il comportamento del modello.

Un esempio. Mostrare una volta il formato che si vuole ottenere è più efficace di diversi paragrafi di istruzioni su come strutturarlo.

Applicati al caso Verdi, questi criteri producono una richiesta di questo tipo:

Il mio cliente ha ricevuto la comunicazione allegata. Il mio obiettivo è verificare la correttezza degli interessi moratori applicati e capire se è possibile evitare che debba pagarli. Considera che il cliente ha ricevuto altre lettere di messa in mora, per cui la prescrizione è interrotta. Analizza la lettera integralmente e verifica se l’obiettivo è raggiungibile; in alternativa suggeriscimi strategie diverse. L’output di cui ho bisogno è un’analisi in formato docx, in un linguaggio semplice e comprensibile per un non addetto ai lavori. Se hai bisogno di ulteriori informazioni, chiedimele. Se un’informazione essenziale non è nei documenti che ti ho fornito, scrivi che non è disponibile.

La risposta, questa volta, prende posizione sull’obiettivo reale e collabora per raggiungerlo, arrivando a porre domande di chiarimento come farebbe un collaboratore. Resta comunque una risposta da verificare, come vedremo nel quarto consiglio.

Le formule da abbandonare

Espressioni come “sei il miglior avvocato del mondo”, “pensa passo dopo passo” o “è molto importante per la mia carriera” erano accorgimenti utili con i modelli di qualche anno fa. Oggi occupano spazio nella richiesta senza aggiungere nulla al risultato.

2. Scegli le fonti e i documenti giusti: la pertinenza batte la quantità

Il secondo livello conta più del primo. Un modello linguistico risponde guardando una finestra di contesto: tutto ciò che ha davanti in quel momento, cioè la domanda, i documenti forniti, le istruzioni, la conversazione precedente e le fonti che ha potuto consultare. Ciò che non è nella finestra, per il modello non esiste. Per questo la differenza tra una risposta utile e una inventata sta quasi sempre lì, più che nella formulazione della domanda.

Cosa fa lo strumento e cosa resta al professionista

In uno strumento di AI per il diritto, la finestra è riempita in larga parte dalla piattaforma: prima che il modello scriva una sola parola, il sistema interpreta la richiesta, cerca nella base normativa e giurisprudenziale, seleziona le disposizioni e le pronunce pertinenti e le sottopone al modello. Se quella selezione sbaglia, sbaglia anche la risposta, con qualunque modello.

Una parte del lavoro, però, resta al professionista e non è delegabile. La prima è l’obiettivo, perché la selezione automatica funziona tanto meglio quanto più è chiaro cosa si sta cercando. La seconda sono i documenti che nessuna banca dati può contenere: il fascicolo, il contratto, la corrispondenza, le policy interne. La pratica del cliente esiste solo nello studio.

Perché caricare tutto peggiora il risultato

L’istinto è fornire all’AI tutto il materiale disponibile, ma può essere un errore: una finestra piena di documenti marginali diluisce il segnale e peggiora la risposta, esattamente come un fascicolo cartaceo pieno di carte inutili rallenta e confonde chi lo consulta. Dieci pagine pertinenti valgono più di trecento pagine complete, e scegliere quali sono le dieci è un lavoro da giurista.

Un criterio pratico per decidere: chiedersi quali documenti si consegnerebbero a un collega a cui si affida la pratica, e quali conoscenze gli si vorrebbero trasmettere. Poi fare lo stesso con l’intelligenza artificiale.

Nel caso Verdi la selezione è netta: la diffida con il conteggio degli interessi e il contratto. In un secondo momento può essere utile aggiungere lo scambio di email in cui le parti hanno tentato di definire bonariamente la controversia, perché aiuta il modello a comprendere l’interesse reale del cliente. Il resto può restare fuori.

3. Organizza il lavoro per pratica

Il terzo consiglio riguarda il contesto stabile: chi è il professionista, di quale materia si occupa, come scrive, quali cautele adotta sui dati dei clienti e, per ogni pratica, i fatti rilevanti. Sono informazioni che valgono sempre e che non ha senso ripetere a ogni richiesta.

Se il contesto va ricostruito a mano ogni volta, ogni conversazione riparte da zero. È una delle ragioni principali per cui molti professionisti abbandonano questi strumenti dopo poche settimane: non perché non funzionino, ma perché ricostruire il contesto costa più di quanto renda.

La soluzione è lavorare in uno spazio dedicato a ciascuna pratica, che conservi i documenti selezionati e una memoria persistente. In quella memoria trovano posto anche le informazioni rilevanti che non compaiono in nessun documento. Nel caso Verdi, ad esempio, il fatto che siano intervenuti atti interruttivi della prescrizione e che siano in corso trattative tra le parti. In questo modo non serve ricaricare la documentazione a ogni domanda, e quando si riprende la pratica a distanza di settimane il contesto è ancora lì.

4. Verifica la risposta risalendo alla fonte

Anche la risposta migliore, ottenuta con un prompt preciso e un contesto curato, va verificata. E verificare non significa rileggerla: significa risalire a tutte le fonti citate e approfondirle. Un buon modo per impostare il controllo è trattare la risposta dell’AI come la bozza di un praticante, a cui si chiede: fammi vedere da dove viene.

Dal riferimento normativo al testo

Il primo passaggio è partire da ogni riferimento contenuto nella risposta e arrivare al testo della norma o della pronuncia. Se da un riferimento, normativo o giurisprudenziale, non è possibile raggiungere direttamente la fonte originale, quel riferimento non è verificabile, e lo strumento che lo ha prodotto non può essere considerato affidabile.

La versione vigente alla data dei fatti

Il secondo passaggio riguarda il tempo. Le norme cambiano, e il testo in vigore al momento dei fatti può non coincidere con quello attuale. Nel caso Verdi alcune fatture risalgono al 2012, prima della modifica legislativa che ha riformato il tasso degli interessi moratori: per quelle fatture il testo da applicare è quello previgente.

Usare correttamente l’AI nella ricerca giuridica significa quindi anche affidarsi a strumenti in grado di distinguere le diverse date di vigenza e di applicabilità di una stessa norma, e che permettano di ripercorrere l’intero ragionamento giuridico per poterlo validare. Uno strumento che non lo consente può restituire una risposta impeccabile nella forma, ma inservibile e rischiosa nella sostanza, e difficile da verificare. Il controllo va fatto sul testo consolidato della fonte, con l’indicazione della modifica introdotta e del testo vigente nel momento storico di interesse.

La sentenza, non la massima

Lo stesso principio vale per la ricerca giurisprudenziale. Non basta consultare la massima o il riassunto generato dall’intelligenza artificiale: anche con lo strumento più affidabile resta necessario accedere alla sentenza originale per verificarne il contenuto.

Dove esercitarsi: l’Academy di Aptus.AI

I quattro consigli di questo articolo vengono dall’Academy di Aptus.AI, il percorso gratuito di formazione sull’intelligenza artificiale per avvocati e professionisti del diritto. Il terzo modulo applica il metodo passo per passo allo stesso caso di esempio: la richiesta generica e quella costruita a confronto, la selezione dei documenti, l’organizzazione della pratica e la verifica della risposta sulle fonti.

Il percorso si articola in tre moduli:

  • L’obbligo: cosa chiede l’articolo 4 dell’AI Act agli studi che utilizzano l’intelligenza artificiale.
  • Come funziona davvero l’AI: perché un modello linguistico può citare una sentenza inesistente, il ruolo del prompt e del contesto.
  • Al lavoro: il metodo applicato a un caso pratico, dalla richiesta alla verifica della fonte.

Al termine del percorso viene rilasciato un attestato di partecipazione.

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Domande frequenti sull’AI nella ricerca giuridica

Come si scrive un buon prompt per la ricerca giuridica?

Partendo dall’obiettivo invece che dal compito, indicando il destinatario dell’output, i vincoli e il formato desiderato, e specificando cosa fare quando un’informazione non è presente nei documenti forniti. Un esempio del formato atteso è spesso più efficace di una lunga descrizione.

Perché l’AI restituisce risposte generiche su un caso concreto?

Nella maggior parte dei casi perché la richiesta è generica: senza obiettivo, senza contesto e senza le informazioni essenziali del caso, il modello produce una risposta altrettanto generica, simile a una lezione di diritto sul tema.

Quali documenti conviene fornire all’AI?

Solo quelli pertinenti alla domanda. Un contesto sovraccarico diluisce le informazioni rilevanti e peggiora il risultato. Un criterio utile è chiedersi quali documenti si consegnerebbero a un collega a cui si affida la pratica.

Come si verifica una risposta dell’AI in ambito legale?

Risalendo da ogni riferimento alla fonte originale e integrale, controllando che il testo applicato sia quello vigente alla data dei fatti e leggendo la sentenza, non solo la massima o il riassunto. Un riferimento che non porta alla fonte originale non è verificabile.

L’intelligenza artificiale sostituisce la ricerca giuridica tradizionale?

No. Può ridurre i tempi di ricerca e di prima analisi, ma la selezione dei documenti, la definizione dell’obiettivo e la verifica delle fonti restano attività del professionista. La responsabilità della risposta finale non si delega.

Prompt, fonti e verifica: un metodo, non un trucco

Usare l’AI nella ricerca giuridica in modo affidabile non dipende da formule segrete. Dipende da un metodo: una richiesta che dichiara l’obiettivo, un contesto scelto con criterio, una pratica organizzata e una verifica sistematica sulle fonti. Sono competenze che si costruiscono con la pratica, su casi concreti.

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