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Grazie alla tecnologia di Intelligenza Artificiale di Aptus.AI, abbiamo individuato delle incongruenze contenute negli stessi documenti legali disponibili sui canali istituzionali, ma la soluzione esiste già: il nostro formato normativo machine-readable

Quando la legge contiene errori: un problema reale

“La legge è uguale per tutti”. A chi non è mai capitato di pronunciare questa frase? Si tratta di una sorta di assioma su cui si fonda la nostra società, una certezza che tutti i cittadini condividono e soprattutto un requisito affinché la legge stessa possa avere una qualche efficacia.

Ma cosa pensereste se vi dicessimo che esistono alcune leggi il cui contenuto non è univoco? Come potrebbe essere la legge “uguale per tutti” in assenza di una versione coerente, attendibile e aggiornata di ogni documento regolamentare?

Sebbene possa sembrare incredibile, in più occasioni ci siamo imbattuti in errori, o quantomeno incongruenze, contenuti nei documenti legali disponibili sui canali istituzionali comunemente utilizzati da chi deve analizzare le norme in Italia, come il portale Normattiva, a livello nazionale, ed EUR-Lex, nel contesto dell’Unione Europea. E siamo stati in grado di identificarli soltanto grazie alla tecnologia proprietaria di Aptus.AI.

Il caso del Decreto Legislativo 11 del 27 gennaio 2010

Un primo esempio è il Decreto Legislativo 11 del 27 gennaio 2010, che, su Normattiva, contiene una sanzione che non fa riferimento ad alcun obbligo presente all’interno del nostro sistema.


Viene così esclusa dai comportamenti sanzionati la violazione di una delle sue regole obbligatorie. Nell’art. 25-bis, l’intenzione era di sanzionare il paragrafo 1 e il paragrafo 2, ma è stato commesso un errore.


Pertanto, attualmente (e ormai da 6 anni e mezzo), chi non rispetta pienamente il paragrafo 2 non viene sanzionato con una multa amministrativa da 30.000 euro fino a 5 milioni di euro o fino al 10% del fatturato.

Il Decreto 642 del 1972: 

Un altro caso simile è quello del Decreto 642 del 1972, il testo riguardante l’imposta di bollo. Durante un’attività di analisi delle sanzioni e del loro impatto sugli obblighi contenuti nella fonte all’interno di Aptus, ci siamo imbattuti nell’art. 25 comma 3 di questo decreto, in cui la sanzione identifica due norme principali, ovvero il quinto e ultimo comma dell’art. 15.


Considerando che nel 1972 i documenti venivano scritti a macchina o con il dattilografo, abbiamo contato i commi manualmente e ci siamo resi conto che il comma 3 dell’articolo 25, da cui siamo partiti, rimanda al quinto e ultimo comma dell’art. 15. Sebbene il comma 5 sia effettivamente inerente all’omessa dichiarazione, l’ultimo comma invece non lo è, poiché si riferisce a un momento successivo, quello della liquidazione (pagamento dell’imposta). La dichiarazione è invece oggetto del comma precedente. Questo tipo di incongruenza in un documento si definisce “errore materiale”, un errore che riguarda la stesura del documento. Per verificare l’origine dell’errore, siamo andati allora a verificare direttamente su Normattiva, che riporta la norma esattamente come in Aptus.


Alla luce di ciò, abbiamo ipotizzato che ci sia stato un momento in cui l’art. 15 è stato modificato (aggiungendo una frase), ma senza contestualmente aggiornare il riferimento nell’art. 25. In realtà, però, la norma è stata pubblicata così nel 1972 e non è mai stata modificata e nessuno dei due articoli è mai stato modificato a livello testuale. Da dove è scaturito l’errore allora?


Risalendo alla versione originale, cioè il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel 1972, abbiamo analizzato la scansione del Decreto 642 e, scorrendo fino all’art. 25, abbiamo scoperto che il comma mancante è causato da un “falso” a capo nel testo originale, dovuto semplicemente al fatto che era finita la riga precedente, il che ha mandato il testo a capo, ma senza rientro. Di conseguenza, l’ultimo comma – che include sia la parte relativa alla dichiarazione sia quella relativa alla liquidazione (ultimo periodo dell’ultimo comma) – è in realtà formato da quelli che, su Normattiva, vengono considerati come due commi.

Un’incongruenza del genere può sembrare banale, ma ha un impatto enorme in fatto di certezza del diritto – che dovrebbe valere per tutti i cittadini consociati -, poiché mostra che Normattiva, un canale istituzionale di consultazione normativa, non è del tutto affidabile. In questa sede, è opportuno specificare che Normattiva non ha un valore legale, dato che la vera fonte è la Gazzetta Ufficiale, ma, considerando il concetto di “legittimo affidamento”, è appunto legittimo affidarsi a quello che si trova scritto nei canali ufficiali dell’amministrazione.

Come gestire l’incertezza normativa

Errori e incongruenze del genere all’interno dei documenti normativi sono ovviamente da evitare per poter garantire la certezza del diritto e la conformità alla legge. Ma come si possono scongiurare? Semplice, grazie al formato machine-readable di Aptus.AI. L’integrazione di una versione digitale e machine-readable dei documenti legali nel processo stesso di emanazione della normativa faciliterebbe infatti l’interazione tra Regolatore, norma, cittadini e organizzazioni, generando un circolo virtuoso tra l’espressione delle norme e il recepimento degli obblighi normativi che esse comportano. E ne beneficerebbero tutti:

  • gli enti regolatori, grazie a una maggiore efficacia nella comunicazione delle novità normative;
  • chi opera nel settore della compliance e in quello legale, tramite una facilitazione nel consultare e adeguarsi agli aggiornamenti normativi, oltre a un accesso a servizi avanzati per una migliore comprensione dei rischi e delle opportunità;
  • i cittadini, grazie a una maggiore accessibilità alla norma, quindi una maggiore consapevolezza dei propri diritti e doveri.

In sostanza, con l’integrazione del nostro formato machine-readable all’interno del processo di redazione ed emanazione dei testi normativi, sarebbe possibile sfruttare l’Intelligenza Artificiale di Aptus.AI non soltanto per ottimizzare l’analisi normativa, ma anche per scongiurare le potenziali incongruenze contenute negli stessi documenti legali, garantendo così la certezza del diritto e favorendo la conformità alla legge.

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